Alta velocità, bassa informazione


La polemica di queste ore sull’alta velocità in Val di Susa è alimentata da una quantità di omissioni ed imprecisioni che, da parte dei media, sono sicuramente volute. Ci sono sicuramente obiettivi diversi tra chi vuole agitare questa polemica per mettere nell’angolo la sinistra radicale, tacciandola di irresponsabilità, e favorire così le forze moderate dell’Unione e chi fa la stessa operazione per dimostrare che l’intera Unione sarebbe ingovernabile e quindi per avere stabilità sarebbe necessario votare per la Casa delle libertà.

Ma il risultato è lo stesso, l’oscuramento sistematico delle ragioni di chi si oppone alla realizzazione della Tav. Questo tam tam di disinformazione viene ulteriormente alimentato da molti autori di blog che ripropongono in maniera acritica quello che i media mainstream passano, non valutando, o non volendo valutare, alcune semplici considerazioni.

L’opposizione alla tav non è una fisima di pochi estremisti ma è prodotta dalla mobilitazione popolare di un’intera comunità. Nella Val di Susa vivono 70 mila persone e in tutti questi mesi l’adesione alle proteste e’ stata praticamente unanime. In ogni caso la battaglia contro la Tav non è una moda dell’ultima ora come di fatto sostiene Fassino nell’intervista di oggi su “Repubblica” («Si è diffuso nel mondo un atteggiamento di diffidenza o di rifiuto: fatela dove volete ma non nel mio giardino»). Sono quindici anni che i valsusini sono impegnati contro questa opera, e con delle buone motivazioni.

Il passaggio dell’alta velocità in Val di Susa non pone infatti problemi di tipo paesaggistico ma va ad incidere direttamente sulla salute delle persone che in quelle vallate vivono (vogliamo forse deportarli tutti in massa?)
E’ assolutamente accertata la presenza di importanti quantità amianto e materiali radioattivi all’interno delle montagne che dovranno essere traforate, tanto che già oggi i casi di tumori polmonari o pleurici sono molto al di sopra della media nazionale. (1)

I costi preventivati per la realizzazione della Tav sono enormi (2), mentre la soluzione alternativa proposta da molti studiosi che si sono interessati al caso, e cioè l’ampliamento del tracciato esistente, avrebbe costi in proporzione ridottissimi (meno di un decimo) e permetterebbe di spostare su rotaia la stessa quantità di merci. È chiaro però che anche i profitti per le imprese interessate si ridurrebbero drasticamente e probabilmente uno dei grossi problemi a rinunciare alla Tav è proprio questo, sia per il centrodestra che per il centrosinistra. Tra gli interessati a questo fiume di miliardi ci sono infatti un po’ tutti, dalla famiglia del ministro Lunardi (attraverso la società di consulenze Rocksoil) al costruttore Marcellino Gavio (in “quota” Alleanza Nazionale), fino alle coop rosse (Cmc di Ravenna, http://www.cmc.coop/).

I lavori dureranno almeno quindici anni. Quindici anni nel corso dei quali 70 mila persone vedranno passare sotto le loro case centinaia di camion ogni giorno, pieni di detriti più o meno pericolosi. Quindici anni durante i quali l’intera valle sarà probabilmente militarizzata per evitare qualsiasi forma di dissenso. Un’enorme zona rossa.
Se poi scoprissimo che i flussi reali delle merci sono molto inferiori a quelli stimati da qui ai prossimi quindici anni? se nel frattempo le merci avranno preso altre direttrici?
Ci troveremo con un’opera costosa e dannosa ma assolutamente inutile, con un costo altissimo in termini sanitari e di conti pubblici.
Intanto i furbetti dell’Alta velocità avranno già portato i loro soldi all’estero, con o senza condoni per il rientro.

(1) Proprio per l’estrema dannosità, con la Legge 27 marzo 1992, n. 257 sono state vietate in Italia l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto o di prodotti contenenti amianto; tutti i residui di amianto tuttora presenti in molti edifici pubblici e privati, perlopiù sotto forma di eternit, devono essere rimossi e smaltiti seguendo particolari procedure di sicurezza. Le ingenti quantità di amianto che verranno per forza di cose estratte durante i lavori dove e come saranno smaltiti? Con quali procedure di sicurezza? In realtà, per le caratteristiche tipiche di questo materiale, costituito da fibre estremamente sottili, sarà in ogni caso impossibile impedirne la dispersione nell’ambiente.

(2) Secondo una stima del professor Marco Ponti del Politecnico di Milano la realizzazione della linea Torino-Lione potrebbe arrivare a costare 20 miliardi di euro con una data di fine lavori intorno al 2023. Le stime ufficiali parlano di 15,2 miliardi, ripartiti tra Italia e Francia.

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