B. Traven, un uomo mille vite.


Traven rimane un personaggio misterioso, tanto che neppure i suoi natali sono certi. Fra le diverse ipotesi si pensa sia stato figlio illegittimo di Leopoldo Ferdinando, figlio del Kaiser prussiano Guglielmo II di Hohenzollern, che come in un romanzo avrebbe conosciuto una cantante a Sanremo, durante un viaggio in Italia. Ma neppure dopo aver letto la sua biografia – Guido Barroero, Ret Marut B. Traven, Dalla rivoluzione tedesca al Messico in fiamme, ed. Annexia, un lavoro certamente accurato, date le circostanze in cui la vita di B. Traven si svolse – si riesce a svelare il mistero. Un’altra ipotesi lo vuole figlio (sempre illegittimo sino al matrimonio dei suoi genitori) di un’operaia e di un vasaio della Pomerania. Già prima del Biennio Rosso egli aveva assunto diversi nomi e allo scomparire di una delle sue identità, appariva l’altra.
Il marinaio Marut scompare e appare l’attore e regista Ret Marut, un caso degno dei migliori investigatori. Parte della gioventù di Traven è legata alle alterne vicende dell’anarchismo tedesco durante la rivolta di Baviera, la cui storia si snoda attorno alla vita di alcuni dei suoi massimi esponenti: Gustav Landauer, Erich Müsham e Martin Buber. Nella Germania del primo dopoguerra Richard Maurhut (l’ennesima falsa identità) fondò una casa editrice e una rivista quasi interamente scritta da lui, com’era nella tradizione delle riviste comuniste di allora, come “Caino” scritta totalmente per anni da Müsham. Maurhut scriveva violenti articoli antimilitaristi, contro il capitalismo, il nazionalismo e contro la mitizzazione degli eroi di guerra come von Richthofen, asso dell’aviazione tedesca.
Poi dalla repressione della rivoluzione tedesca, durante la quale persero la vita tra gli altri Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, riuscì a scappare fortunosamente, arrestato riusciva a sfuggire al plotone di esecuzione con la complicità di alcune guardie; s’imbarcò su una nave morta, una di quelle che sarebbero state affondate al largo delle coste e per questo venivano caricate di clandestini, di persone disperate che accettavano di rischiare così tanto per attraversare l’oceano. Tra l’altro, tristemente, nulla di diverso dal giorno d’oggi.
Giunto in Messico grazie all’aiuto dell’IWW, il sindacalismo rivoluzionario americano e anglosassone, divenne famoso come scrittore, ma il mistero s’infitti ancora un poco. I suoi libri, famoso quello dal quale fu tratto un film, Il tesoro della Sierra Madre, di John Huston con un bravissimo Humphrey Bogart, risultano fortemente autobiografici, in essi si leggono le mille avventure della vita di un uomo che attraversò una mancata rivoluzione e l’oceano senza forse perdere nulla di se stesso nonostante gli innumerevoli cambi d’identità.
Oggi alcuni dei romanzi di B. Traven sono stati ripubblicati dalla casa editrice Baldini & Castoldi, mentre la biografia, con una prefazione storica precisa e intensa, dovuta alla penna di Pietro Stara, sarà nelle librerie a fine febbraio, pubblicata dalla casa editrice genovese Annexia.

Arturo Merini

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